Un’approfondita inchiesta della Procura di Perugia ha portato sotto la lente di ingrandimento quindici soggetti, inclusi alcuni magistrati e giornalisti, in relazione ad accuse di dossieraggio mirato al ministro della Difesa, Guido Crosetto. Le indagini si concentrano su presunte violazioni della privacy e accessi illeciti a database contenenti segnalazioni di transazioni finanziarie insolite, come riportato dalle principali testate giornalistiche italiane.
Tra gli indagati figura il noto magistrato antimafia, Antonio Laudati, al quale è stato formalmente richiesto di comparire davanti al procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone. Sebbene la convocazione per l’interrogatorio fosse fissata per mercoledì, Laudati ha optato per l’assenza, facendo sapere tramite il proprio legale la decisione di esercitare il diritto di non rispondere alle domande degli inquirenti.
Un’altra figura chiave nell’indagine è Pasquale Striano, tenente della guardia di finanza precedentemente in forza alla procura antimafia, al quale si contestano numerosi accessi non autorizzati. Striano ha difeso la propria condotta, affermando di aver sempre operato in maniera lecita. Tuttavia, secondo le fonti della Procura di Perugia, le sue incursioni nei database fiscali, anti-riciclaggio e dell’antimafia avrebbero coinvolto centinaia di soggetti, tra cui politici, imprenditori, e personaggi noti nei campi dello sport e dello spettacolo.
Le origini di questa indagine risalgono a un’esposto presentato dallo stesso Crosetto, in seguito alla pubblicazione di un articolo sul quotidiano Domani. L’articolo in questione metteva in luce i compensi ricevuti dall’attuale ministro per delle consulenze prestate a favore delle industrie Leonardo, attraverso le società di cui era parte prima del suo ingresso nel governo, elemento che ha scatenato le successive indagini.